Mantova 1911

Storia

1911-1919
La squadra del Mantova nella stagione 1914-15

LE ORIGINI

L’inizio di una lunga storia di passione

La storia del calcio mantovano non comincia semplicemente con una data. Comincia con una passione, con un pallone e con il desiderio di portare in città uno sport che, all'inizio del Novecento, rappresentava ancora una grande novità.

La data ufficiale di nascita dell'Associazione Mantovana del Calcio è il 24 marzo 1911, ma il pallone aveva già iniziato a rotolare sulle strade e nei campi della città da alcuni anni. Furono soprattutto Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani a dare forma a quell'entusiasmo. Il primo, che aveva conosciuto il football durante il suo periodo di lavoro a Liverpool, tornò a Mantova portando con sé la passione per quel gioco nuovo e affascinante.

Nel 1906 nacque così il Mantua Football Club, mentre Reggiani animava un'altra realtà cittadina, il Gruppo del Calcio. Due esperienze diverse, ma unite dalla stessa passione. Nel 1911 quelle strade finirono inevitabilmente per incontrarsi e dalla fusione delle diverse realtà nacque il primo nucleo della società destinata a rappresentare Mantova. Le prime partite si disputarono in spazi improvvisati, tra cui l'area di Piazza Virgiliana. I mezzi erano pochi, ma l'entusiasmo era enorme. Già nei primi anni il calcio mantovano iniziò a confrontarsi con realtà più strutturate, affrontando anche il Verona.

La crescita, però, non fu lineare. Nel 1913 la situazione societaria portò alla nascita dello Juventus Foot-Ball Club Mantova, una nuova esperienza che raccolse l'eredità delle precedenti formazioni. Furono anni pionieristici, caratterizzati dalla voglia di costruire una squadra capace di rappresentare con orgoglio la città. Nel 1914 arrivarono un campo all'interno dell'Ippodromo del Te e le prime partecipazioni ufficiali ai campionati. Il calcio mantovano stava assumendo una fisionomia sempre più definita. Poi arrivò la guerra. Paradossalmente, la presenza di soldati provenienti da Paesi nei quali il football era già una realtà consolidata contribuì alla crescita tecnica del movimento cittadino. Le partite e gli incontri organizzati durante le pause militari consentirono ai giocatori mantovani di conoscere più da vicino quel mondo.

Alla fine del conflitto, la passione era ancora lì. Anzi, era più forte. Nel 1919 il Mantova, ormai identificato con la storica sigla ACM, poteva persino confrontarsi con una delle grandi del calcio italiano, l'Internazionale, in un torneo disputato a Milano durante il periodo pasquale. Iniziò così un viaggio destinato a durare oltre un secolo.

Il Mantova nella stagione 1924-25
1919-1925

I PRIMI ANNI VENTI

Il Mantova comincia a farsi conoscere

Gli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale rappresentano uno dei primi momenti di grande crescita per il calcio mantovano. Nella stagione 1919-20 il Mantova prende parte al campionato di Prima Categoria e comincia a confrontarsi stabilmente con le principali realtà dell'Emilia. La squadra biancoceleste – questi erano allora i colori adottati dalla società – si fa rispettare e conquista un importante terzo posto alle spalle di Bologna e Modena.

È un calcio ancora profondamente diverso da quello moderno. Gli stadi sono piccoli, le strutture essenziali e il professionismo ancora lontano. Ma la passione dei tifosi è già straordinaria. Le sfide cittadine e regionali iniziano ad accendere gli animi e attorno al Mantova cresce un seguito sempre più coinvolto.

Il campionato 1920-21 segna un ulteriore passo avanti. Il Mantova conclude il proprio percorso al secondo posto e conquista l'accesso alle semifinali, grazie anche a due successi decisivi contro il Parma: una vittoria per 1-0 in trasferta e un netto 4-0 casalingo. Il cammino si interrompe davanti alle grandi formazioni del Nord, ma il messaggio è chiaro: Mantova vuole crescere.

Nella stagione successiva il panorama del calcio italiano è diviso tra due differenti competizioni. Il Mantova sceglie di partecipare al torneo della Confederazione Calcistica Italiana, confrontandosi con squadre di altissimo livello. Il girone comprende nomi come Juventus, Milan, Bologna, Novara, Pro Vercelli e Hellas Verona. In mezzo a questi colossi, il Mantova riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Particolarmente memorabile è la vittoria ottenuta a Torino contro la Juventus. Un successo destinato a rimanere nella memoria, anche se successivamente la partita viene annullata e la ripetizione termina in pareggio.

Non mancano, naturalmente, le difficoltà. Nel 1922-23 arriva la prima retrocessione, ma anche in quel periodo complicato il Mantova riesce a regalarsi una vittoria prestigiosa, espugnando Milano contro l'Internazionale per 3-2. La storia biancorossa, fin dall'inizio, sembra già seguire un copione che diventerà familiare: cadere, rialzarsi e ricominciare.

Dopo una stagione in Seconda Divisione, il Mantova torna protagonista. Il 1924-25 è un campionato ricco di episodi e di emozioni. Incidenti, squalifiche del campo e trasferte diventano parte di un'annata vissuta intensamente anche dal pubblico. È proprio in quel periodo che i tifosi organizzano uno dei primi grandi viaggi collettivi della storia del Mantova, raggiungendo Modena per seguire la squadra. La risposta sul campo è spettacolare: un netto 4-0.

A fine stagione è necessario uno spareggio salvezza contro la Spal. Si gioca a Milano, a porte chiuse e in un orario decisamente insolito: le otto del mattino del 30 agosto 1925. Nonostante l'inferiorità numerica, il Mantova conquista una straordinaria vittoria per 3-1. La stagione successiva, tuttavia, porta una nuova discesa di categoria. Il Mantova chiude all'ultimo posto e torna in Seconda Divisione. Ma la storia, naturalmente, è soltanto all'inizio.

1925-1945
Mantova 1911 – 1925

DAL 1925 AL 1945

Passo dopo passo

Dalla seconda metà degli anni Venti il Mantova attraversa una fase complessa. Le grandi ambizioni dei primi anni lasciano spazio a un lungo periodo caratterizzato da risultati alterni. La società si ritrova progressivamente lontana dal calcio di vertice. Prima Divisione, Serie B, poi Serie C: cambiano le formule dei campionati e cambiano anche le prospettive della squadra.

Il Mantova attraversa anni complicati, senza però perdere completamente la propria capacità di entusiasmare la città. Nel 1931-32, ad esempio, la squadra conclude il campionato al terzo posto e può concedersi il lusso di affrontare in amichevole una Juventus ricca di grandi campioni. Nel 1934-35 qualcosa cambia. Il Mantova torna a respirare un'aria diversa, costruisce una stagione di alto livello e, per lungo tempo, guida addirittura la classifica prima di essere superato dalla Reggiana.

L'entusiasmo torna a crescere e la società prova a rilanciare ulteriormente il progetto. Il presidente Emilio Forti allestisce una squadra ambiziosa, affidata anche al talento dell'ungherese Hirzer. L'obiettivo è evidente: salire di categoria. Il risultato finale, però, non mantiene completamente le promesse. Un calo nelle ultime giornate impedisce al Mantova di raggiungere il primo posto.

Nel frattempo la società deve rinunciare ad alcuni elementi importanti e ridimensionare le proprie ambizioni. Nonostante tutto, alla fine degli anni Trenta il Mantova riesce ancora a costruire squadre competitive. Nel 1939-40 la città torna a credere nella possibilità di un grande risultato. Il Mantova conquista 42 punti e rimane protagonista per buona parte della stagione.

Anche nel 1940-41 la squadra sembra pronta a compiere il salto decisivo. A lungo resta al comando della classifica, ma una sconfitta nel momento cruciale del campionato, a Piacenza, spegne il sogno. Poi la guerra cambia tutto. I campionati diventano sempre più difficili da organizzare. Le squadre devono convivere con una situazione drammatica e con un Paese progressivamente travolto dagli eventi bellici e il calcio resiste finché può. Nel 1943-44 il torneo viene addirittura interrotto dopo appena otto partite. La guerra non lascia spazio ai sogni sportivi.

Lo spareggio di Genova della stagione 1958-59
1945-1961

DALLA RIPARTENZA AL PICCOLO BRASILE

La leggenda di una squadra meravigliosa

La fine della guerra rappresenta l'inizio di una nuova vita. Nel 1945, tra enormi difficoltà, risorge la gloriosa AC Mantova. La squadra torna a iscriversi alla Serie B e affronta immediatamente il difficile compito di ricostruire una realtà sportiva praticamente dalle fondamenta.

I primi risultati sono incoraggianti. Il Mantova conquista un decimo posto nel primo campionato del dopoguerra e migliora ulteriormente nella stagione successiva.

La riorganizzazione del calcio italiano, tuttavia, cambia nuovamente le carte in tavola. Nel 1948-49 il Mantova viene inserito in Serie C, categoria nella quale la squadra riesce comunque a mantenere un ruolo importante.

Il campionato 1951-52 è uno dei migliori di quel periodo. Guidata dal suzzarese “Nano” Marmiroli, la squadra segna 77 gol e lotta fino alla fine per il successo. Il secondo posto non basta per conquistare la promozione diretta, ma consente al Mantova di entrare nella nuova Serie C nazionale.

Sembra l'inizio di una crescita definitiva, invece nel 1953-54 il Mantova chiude il campionato all'ultimo posto. La retrocessione è pesante e costringe la società a ripartire dalla Quarta Serie. È qui, però, che la storia cambia davvero.

Il presidente Arnaldo Bellini decide di puntare su una squadra completamente rinnovata, composta in larga parte da giovani e da giocatori del territorio. Da quella scelta nasce un gruppo destinato a entrare nella leggenda. Molti dei ragazzi arrivano dall'ambiente del Sant'Egidio. A guidarli viene chiamato un allenatore romagnolo, ancora poco conosciuto, destinato però a lasciare un segno indelebile nella storia biancorossa: Edmondo Fabbri.

Il nuovo mister costruisce una squadra nuova, con un'identità, un gioco e soprattutto una mentalità unica. Dopo una prima stagione di assestamento, il Mantova comincia una scalata che ha pochi precedenti nella storia del calcio italiano. Dal 1956-57 arrivano promozioni e vittorie. Quattro salti di categoria in cinque anni portano la squadra dalle serie minori fino al massimo palcoscenico nazionale. Nel frattempo cambiano anche i colori: il Mantova diventa definitivamente biancorosso.

La stagione 1958-59 è una delle più memorabili. Il Mantova domina la Serie C, conquistando l'ammirazione degli addetti ai lavori. Il gioco della squadra è talmente brillante da farle guadagnare un soprannome destinato a diventare leggendario: Piccolo Brasile. La promozione in Serie B arriva attraverso uno spareggio disputato a Genova contro il Siena. Il Mantova riesce a vincere nonostante giochi in dieci contro undici.

Dopo un anno di adattamento alla nuova categoria, arriva il capolavoro: il campionato di Serie B 1960-61 si conclude col Mantova al secondo posto e conquista la prima, storica promozione in Serie A. Per la città è un evento straordinario: Mantova è arrivata tra le grandi.

1961-1972
La prima partita del Mantova in Serie A, a Torino nel 1961-62

GLI ANNI D’ORO CONTINUANO

La Serie A e Pelé al Martelli

Dal 1961 il Mantova entra definitivamente nella grande storia del calcio italiano. Per dodici stagioni consecutive la squadra si muove tra Serie A e Serie B, trascorrendo sette campionati nella massima categoria e cinque tra i cadetti.

Per una città delle dimensioni di Mantova è un risultato straordinario. La favola del Piccolo Brasile trasforma il Mantova da sorpresa a realtà del football nostrano. Sotto la guida societaria di Giuseppe Nuvolari e successivamente di Andrea Zenesini, la squadra continua a confrontarsi senza timori con le grandi, con formazioni composte da giocatori e dirigenti destinati a costruire carriere importanti. Edmondo Fabbri, l'artefice della grande scalata, dopo aver portato il Mantova in Serie A viene addirittura chiamato alla guida della Nazionale Italiana. Con lui arrivano in azzurro anche alcuni protagonisti della squadra biancorossa. Tra questi il portiere William Negri, mentre Angelo Benedicto Sormani diventa uno dei simboli della squadra.

Anche Italo Allodi, dopo l'esperienza maturata accanto a Fabbri, intraprende una carriera dirigenziale destinata a portarlo ai massimi livelli del calcio italiano. Nel frattempo il club continua a costruire una propria scuola tecnica. Allenatori come Giancarlo Cadè e Gustavo Giagnoni raccolgono l'eredità lasciata da Fabbri e riportano più volte i biancorossi in Serie A. Il Mantova diventa una squadra difficile da affrontare per chiunque, in questi anni segnati da grandi imprese. Al debutto in Serie A, la squadra riesce a imporre il pareggio alla Juventus direttamente a Torino. Nella stagione 1966-67, invece, arriva una delle vittorie più celebri della storia biancorossa. Il Mantova batte l'Inter per 1-0 e contribuisce a un clamoroso epilogo nella corsa allo scudetto.

Un tempo velodromo cittadino, dal 1949 la struttura dedicata al calciatore mantovano Danilo Martelli, perito nel disastro aereo di Superga con il “Grande Torino”, diventa un campo temuto da tutte le “grandi”. Sul prato verde dello stadio in quegli anni arriva persino il Santos di Pelé per una partita amichevole, mentre la squadra biancorossa partecipa a incontri e tornei di livello internazionale.

L'ultima esperienza in Serie A, nella stagione 1971-72, termina con una retrocessione. Ma anche in quell'occasione il Mantova riesce a lasciare il proprio segno, espugnando San Siro e battendo il Milan di Gianni Rivera. La stagione successiva avrebbe dovuto rappresentare soltanto un passaggio temporaneo in Serie B. Invece diventerà l'inizio di un lungo periodo difficile.

Il Mantova nella stagione 1985-86
1972-2000

TRA GLI ANNI SETTANTA E NOVANTA

Cadute, speranze e nuove ripartenze

Nel giro di un anno il Mantova finisce in Serie C. La seconda retrocessione consecutiva chiude una delle epoche più straordinarie della storia sportiva mantovana. In pochi anni il sodalizio biancorosso era passato dalle categorie minori alla Serie A, diventando una presenza stabile nel calcio nazionale. La successiva caduta è altrettanto rapida.

A partire dal 1973, ogni stagione sembra cominciare con una promessa: tornare presto nel calcio che conta. La realtà, però, è più complicata. Cambiano presidenti, allenatori e progetti. Le ambizioni non mancano mai, ma troppo spesso non vengono accompagnate dai risultati.

Nel 1977-78, con Ugo Tomeazzi in panchina, il Mantova conquista il terzo posto e l'accesso alla nuova Serie C1. È una delle tante occasioni per provare a ripartire. All'inizio degli anni Ottanta la squadra torna a sognare. Nel 1980-81, dopo un lungo duello con la Reggiana, il Mantova sembra pronto a compiere il salto. Ma la stagione successiva arriva addirittura una retrocessione in C2.

Nel 1983 la società viene dichiarata fallita e dalle sue ceneri nasce la Nuova AC Mantova. Comincia un nuovo capitolo, fatto di continui tentativi di rilancio, promozioni e retrocessioni. Tra gli episodi più emozionanti del periodo c'è la stagione 1985-86. Il Mantova conquista la promozione attraverso uno spareggio contro l'Ospitaletto. La sfida, decisa ai calci di rigore sul neutro di Piacenza vede al seguito della squadra oltre dodicimila tifosi, un numero che racconta meglio di qualsiasi parola quanto il legame tra la città e i suoi colori sia rimasto vivo.

Gli anni successivi alternano speranze e delusioni. Nel 1990-91 il Mantova termina all’ultimo posto. Poi arriva Paolo Grigolo e, con lui, una nuova ondata di entusiasmo. La squadra torna a crescere, conquista la C2 nella stagione 1992-93 e l'anno successivo sfiora addirittura la promozione in Serie B. Il sogno, però, svanisce. E nell'estate arriva un nuovo fallimento, che sancisce l'uscita del Mantova dal calcio professionistico. Si deve ripartire dall'Eccellenza. Il Mantova, però, ha imparato a non arrendersi mai. Con Romano Freddi alla presidenza arrivano due promozioni in tre anni e la squadra torna rapidamente in Serie C2. La strada verso il ritorno è lunga. Ma il bello deve ancora arrivare.

2000-2010
Mantova-Torino, finale playoff di Serie B

IL NUOVO MILLENNIO

Un'altra favola: le big kappaò al Martelli

All'inizio del nuovo millennio il Mantova vive uno dei momenti più delicati della propria storia. La squadra attraversa una fase difficile e l'entusiasmo attorno ai biancorossi sembra essersi progressivamente affievolito. Nel dicembre 2001 Alberto Castagnaro assume la presidenza con il compito di rilanciare una società in difficoltà.

Pochi mesi dopo arriva in panchina un allenatore destinato a diventare uno dei simboli della rinascita: Domenico Di Carlo. All'inizio, in pochi immaginano quello che sta per accadere. Il mister trova un gruppo costruito negli anni precedenti e riesce a trasformarlo. Lavora sulla mentalità, sull'organizzazione e sull'identità della squadra. Il Mantova conquista immediatamente la promozione dalla C2 alla C1. Nel frattempo, accanto a Castagnaro, entra nella gestione societaria Fabrizio Lori. La città torna lentamente a credere nel proprio futuro calcistico. Arriva anche la vittoria del campionato di C1 e, nel 2005, la squadra torna finalmente in Serie B dopo oltre trent'anni.

È un'esplosione di entusiasmo: il Martelli torna a riempirsi. La città riscopre il gusto di sognare e il Mantova, appena tornato tra i professionisti di alto livello, sorprende tutti. Al primo anno in Serie B la squadra vola. Per lunghi tratti della stagione è nelle zone altissime della classifica e arriva persino a giocarsi la possibilità di conquistare una terza promozione consecutiva. Il sogno della Serie A passa dai playoff. Nella finale contro il Torino, il Mantova parte con il vantaggio conquistato nella gara d'andata al Martelli. Ma il ritorno riserva un finale doloroso e la promozione sfuma dopo una sfida combattutissima.

La squadra viene rinforzata e continua a togliersi enormi soddisfazioni. In Serie B il Mantova riesce a battere avversarie prestigiose come Juventus, Genoa e Napoli. Sono anni nei quali il biancorosso torna a essere sinonimo di entusiasmo e orgoglio. L'addio di Domenico Di Carlo segna tuttavia l'inizio di una fase diversa e dopo una serie di altri campionati in Serie B arriva la retrocessione e un nuovo imprevedibile fallimento.

Mantova 1911 – 2010
2010-2017

Gli anni Dieci

La partenza e un nuovo stop

Dopo gli anni del sogno, a un passo dalla Serie A, ritrovarsi falliti e senza società è un colpo duro. Nel 2010, grazie all’impegno delle istituzioni, un gruppo di imprenditori locali fa ripartire il nuovo Mantova dalla Serie D. La prima stagione è subito trionfale: con Archimede Graziani in panchina, i biancorossi dominano il campionato e tornano tra i professionisti. Anche il centenario viene celebrato in grande stile, con numerosi eventi e la mostra di Palazzo Te, accolta da un grande successo di pubblico. Col ritorno tra i “pro”, l’obiettivo è di restare vivo e contemporaneamente trovare nuovi acquirenti. Sul campo l’incertezza si riflette nei risultati: nel 2011/12 la squadra evita la retrocessione in D soltanto ai playout, mentre l’anno successivo chiude a metà classifica.

La stagione 2013/14 diventa decisiva: con la riforma dei campionati serve almeno il nono posto per accedere alla nuova Lega Pro. Tra vari cambi di gestione, nel primo campionato di Serie C unica il Mantova parte con tre punti di penalizzazione e una rosa giovane, affidata al promettente croato Ivan Juric. Dopo un avvio difficile, la squadra cresce rapidamente e conquista una splendida salvezza anticipata, facendo sognare un nuovo ciclo. Nel corso delle stagioni si alternano diverse figure alla guida del sodalizio con, nella stagione 2016/17, Gabriele Graziani che, subentrato in panchina, compie una grande rimonta, evitando persino i playout. Purtroppo non basta a salvare la categoria: nella successiva estate il Mantova viene cancellato dai campionati professionistici non iscrivendosi al torneo.

2017-oggi
Mantova 1911 – 2017

L’ascesa del “nuovo” Mantova di Piccoli

Il Mantova riparte dalla Serie D in una situazione complicata. La prima stagione è di transizione: una rosa giovanissima: il quarto posto non basta per il ripescaggio. La svolta arriva con Maurizio Setti, che acquisisce la maggioranza del club e garantisce stabilità, organizzazione e ambizioni. Dopo un primo campionato perso al fotofinish contro il Como, nel 2019/20 il Mantova domina il proprio girone. La pandemia interrompe il torneo, ma i biancorossi vengono promossi in Serie C, tornando tra i professionisti dopo tre anni.

Nella prima stagione di C arriva un decimo posto e l’accesso ai playoff, mentre l’anno successivo la squadra lotta fino all’ultima giornata per salvarsi. Nel 2022/23 la proprietà passa di mano. Filippo Piccoli, imprenditore del ramo dell’energia, rileva le quote e diventa il protagonista del nuovo corso biancorosso. I risultati arrivano al secondo anno di gestione, dopo una retrocessione ai playout e successivo ripescaggio. Piccoli costruisce un progetto fondato su Christian Botturi direttore sportivo e Davide Possanzini allenatore. Il Mantova viene riammesso in C e trasforma la stagione in una cavalcata straordinaria: la promozione in Serie B arriva dopo 14 anni.

Il Mantova affronta il ritorno in B con pragmatismo e la salvezza arriva alla fine della prima stagione. L’anno successivo, però, il torneo parte con qualche difficoltà in termini di risultati sul campo: Piccoli interviene ancora una volta in prima persona: in panchina al posto di Possanzini arriva Francesco Modesto, affiancato da un mercato invernale che rinnova i ranghi. La svolta è immediata: il Mantova risale dalle ultime posizioni e conquista una salvezza ampia, arrivando persino a sfiorare i playoff. È l’ennesima dimostrazione di un percorso costruito attraverso scelte difficili e interventi tempestivi, con Piccoli ormai pienamente al centro del progetto biancorosso.